Pagina:Leila (Fogazzaro).djvu/163

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FORBICI 151

sentimento per Lei e che lotti contro sè stessa, forse per esser fedele a una memoria, forse per non offendere il signor Marcello, forse...»

Donna Fedele abbassò la voce e sorrise, continuando: «....per qualche fantasia. Perchè è un po’ strana, sa, la Sua Lelia»

Sorrise anche Massimo.

«Le pare?» diss’egli.

«Oh sì sì!» esclamò donna Fedele, ridendo addirittura. «Lei già se n’è innamorato anche per questo! Anch’io, guardi. Perchè ne sono innamorata anch’io, essendo un poco della stessa famiglia, a quello che tanti dicono. I preti di Velo, per esempio; e anche un orefice qui di Arsiero, al quale il mio custode portò iersera a mostrare un pezzo da venti lire ch’egli temeva falso e ch’era solamente fesso. Sa cosa gli ha detto? - El xe come la to parona, ciò. El xe bon e el sona da mato. - Mi credono senza testa, sopra tutto perchè mi vedono sempre andare attorno senza cappello, ma poi anche perchè tengo un pluviometro e perchè la notte non chiudo le mie finestre. Anche Carnesecca, che se n’è andato finalmente dal covo, mi ha detto di confortarmi se il mondo mi chiama pazza, perchè lo chiama pazzo anche lui. E adesso mi chiamerà pazza anche Lei, caro Alberti, se Le farò certa domanda molto ardita?»

«Riderò» rispose il giovine «e i miei conoscenti mondani di Milano riderebbero anche più di me!»

Donna Fedele lo guardò un poco, affettuosa, parlandogli cogli occhi.

«Allora» diss’ella «oggi vedrò Lelia, cercherò di capire qualche cosa. Va bene?»

Massimo si profuse in ringraziamenti. Poi certa sua irrequietudine le significò ch’egli sperava di vederla partire subito per la Montanina.