Pagina:Leila (Fogazzaro).djvu/191

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FORBICI 179

se ne andò per le sue faccende. Lelia si fermò al parapetto del ponte sulla Riderella, si curvò a guardar nell’acqua; straziata il cuore da un amaro acre dolore, da un amaro acre piacere che vi si torcevano insieme, dicevano insieme: era dunque indegno, era dunque indegno. Altro non pensò, irrigidita, che le tre parole crude, mentre da diritta e da manca grandi braccia di rosai le slanciavano grappoli di rose rosse e il vento, odorato di fieni, le moveva mollemente perchè ella desse ascolto ai voluttuosi fiori. Vi è amore ancora, dicevano, vi è ancora vita. Non li vide, non li ascoltò; li avrebbe insultati, i bugiardi. Non lo sapeva ella prima ancora di questa rivelazione? Per lei non vi era più amore, non vi era più vita.

Il signor Marcello accolse la notizia della prossima partenza di Massimo con apparente soddisfazione. Lelia pensò che sarebbe stato anche più soddisfatto se avesse saputo quello che sapevano i preti di Velo. Le parve che, raccontandolo, ne avrebbe fatto anche sè stessa più certa. Nel momento di parlare, una voce contraria le vibrò nel profondo. Ella parlò tuttavia, sentì, parlando, che faceva male male male, che avrebbe dovuto interrompersi e parlò sino al fondo, col viso in fiamme. Il signor Marcello ascoltò accigliato, osservò che i preti di Velo avrebbero fatto assai meglio a non divulgare queste cose, che non ne credeva niente, cosa potevano saperne loro? ma che del resto, giunte le cose a quel punto, era inutile occuparsene. Uscita dallo studio, Lelia passò nel salone. Nel vedere la poltrona dove si era seduta qualche ora prima coll’ombrellino in mano, aspettando, le venne in mente donna Fedele e subito dopo ricordò una parola dimenticata del colloquio: «Ti hanno raccontato qualche cosa». La voce profonda disse: donna Fedele conosce l’accusa e non crede.