Pagina:Leila (Fogazzaro).djvu/388

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376 CAPITOLO DECIMOQUARTO

aho aho» col proposito che il risolino e le parole potessero tirarsi a qualunque senso; di favore, di scherzoso scetticismo, d’ironia.

Domandò se Lelia sapesse. La signorina Lelia non sapeva. Se il sior Momi fosse disposto di permettere... Qui il sior Momi piegò il capo in avanti sibilando un lungo «sss!» un estratto di «sì» concentrato nell’ossequio. Poichè il sior Momi permetteva, sarebbe stato bene d’interrogare subito la signorina. Anche l’arciprete desiderava che la signorina approfittasse di questa occasione per andare al Santuario di Monte Berico. Avrebbe piacere che la signorina si decidesse presto, che non si consultasse con certe persone pericolose. «Eh rason po!» fece il sior Momi. «Rason, rason.»

Dato così, ellitticamente, ragione all’arciprete e anche alla siora Bettina contro le persone pericolose, il sior Momi suonò il campanello, ordinò a Giovanni di accompagnare la visitatrice al salone e di avvertire la signorina.

«La fazza ela» diss’egli, congedando la siora Bettina. «Tuto ben fato, tuto ben fato.»

Rimasto solo, suonò per Teresina. A Teresina il padrone metteva nausea ogni giorno più. La Gorlago, certi atti licenziosi ch’egli si era permesso da principio con lei malgrado l’età piuttosto matura della cameriera, quel contemporaneo consumo di ginocchi e di acqua santa, le continue spilorcerie, la sporcizia della persona gliel’avevano reso odioso. Egli poi, saggiate ripetutamente le ribellioni sdegnose di lei ai suoi istinti lascivi, aveva cambiato strada, era diventato mellifluo, rispettoso, mostrava di tenerla in gran conto. E poichè si era presto accorto della sua devozione a Lelia, le parlava come a un grammofono di Lelia.

Ora le confidò la proposta della siora Bettina. Le