Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/150

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76 leonardo da vinci [§ 187

187. Del far vivi e belli i colori nelle tue pitture.

Sempre a quei colori che tu vuoi che abbiano bellezza preparerai prima il campo candidissimo; e questo dico de’ colori che sono trasparenti, perchè a quelli che non sono trasparenti non giova campo chiaro; e l’esempio di questo c’insegnano i colori de’ vetri, i quali, quando sono interposti infra l’occhio e l’aria luminosa, si mostrano di eccellente bellezza, il che far non possono avendo dietro a sè l’aria tenebrosa o altra oscurità.


188. De’ colori delle ombre di qualunque colore.

Il colore dell’ombra di qualunque colore sempre partecipa del colore del suo obietto, e tanto più o meno quanto esso obietto è più vicino o remoto da essa ombra, e quanto esso è più o meno luminoso.


189. Delle varietà che fanno i colori delle cose remote o propinque.

Delle cose più oscure che l’aria, quella si dimostrerà di minore oscurità la quale sarà più remota; e delle cose più chiare che l’aria, quella si dimostrerà di minor bianchezza che sarà più remota dall’occhio. Le cose più chiare e più oscure che l’aria in lunga distanza scambiano colore, perchè la chiara acquista oscurità e l’oscura acquista chiarezza.


190. In quanta distanza si perdono i colori delle cose integralmente.

I colori delle cose si perdono integralmente in maggiore o minor distanza, secondo che l’occhio e la cosa veduta saranno in maggiore o minore altezza. Provasi per la settima di questo, che dice: l’aria è tanto più o meno grossa, quanto essa sarà più vicina o remota dalla terra. Adunque, se l’occhio e la cosa da esso veduta saranno vicini alla terra, allora la grossezza dell’aria interposta fra l’occhio e la cosa sarà grossa e impedirà assai il colore della cosa veduta da esso occhio. Ma se tal occhio insieme con la cosa da lui veduta saranno remoti dalla terra, allora tale aria occuperà poco il colore del predetto obietto.


191. In quanta distanza si perdono i colori degli obietti dell’occhio.

Tante sono le varietà delle distanze nelle quali si perdono i colori degli obietti quanto sono varie le età del giorno, e quante sono le varietà delle grossezze o sottilità dell’aria, per le quali penetrano all’occhio le specie de’ colori de’ predetti obietti. E di questo non daremo al presente altra regola.