Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/151

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a 194] trattato della pittura - parte seconda 77

192. Colore d’ombra del bianco.

L’ombra del bianco veduto dal sole e dell’aria ha le sue ombre traenti all’azzurro; e questo nasce perchè il bianco per sè non ha colore, ma è ricetto di qualunque colore; e per la quarta di questo, che dice: la superficie d’ogni corpo partecipa del colore del suo obietto, egli è necessario che quella parte della superficie bianca partecipi del colore dell’aria suo obietto.


193. Qual colore farà ombra più nera.

Quell’ombra parteciperà più del nero, che si genererà in più bianca superficie, e questo avrà maggior proporzione di varietà1 che nessun’altra superficie; e questo nasce perchè il bianco non è connumerato infra i colori, ed è ricettivo d’ogni colore, e la superficie sua partecipa più intensamente de’ colori de’ suoi obietti che nessun’altra superficie di qualunque colore, e massime del suo retto contrario, che è il nero o altri colori oscuri, dal quale il bianco è più remoto per natura; e per questo pare ed è gran differenza dalle sue ombre principali ai lumi principali.


194. Del colore che non mostra varietà in varie grossezze d’aria.

Possibile è che un medesimo colore non faccia mutazione in varie distanze, e questo accadrà quando la proporzione delle grossezze dell’aria e le proporzioni delle distanze che avranno i colori dall’occhio sia una medesima, ma conversa. Provasi: a sia l’occhio, h sia un colore qual tu vuoi, posto in un grado di distanza remoto dall’occhio, in aria di quattro gradi di grossezza; ma perchè il secondo grado di sopra amnl ha la metà più sottile, l’aria portando in essa il medesimo colore, è necessario che tal colore sia il doppio più remoto dall’occhio che non era prima; adunque porremo i due gradi af ed fg discosto dall’occhio, e sarà il colore g; il quale poi alzando nel grado di doppia sottilità alla seconda manl, che sarà il grado ompn, egli è necessario che sia posto nell’altezza e, e sarà distante dall’occhio tutta la linea ae, la quale si prova valere in grossezza d’aria quanto la distanza ag, e provasi così: se ag, distanza interposta da una medesima aria infra l’occhio e il colore, occupa due gradi e mezzo,2 questa distanza è sufficiente a fare che il colore g alzato in e non varii di sua potenza, perchè il grado ac e il grado af, essendo una medesima grossezza d’aria, sono simili ed eguali, ed il grado cd, benchè sia

  1. Nell’edizione romana, 1817: «propensione alla varietà».
  2. Nell’edizione viennese: «se ag distanza interposta infra l’occhio e il colore è d’una medesima aria ed occupa due gradi, e il colore è alzato nella distanza di due gradi e mezzo».