Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/166

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accade nelle montagne di neve, quando il sole tramonta e l’orizzonte si mostra infuocato.


247. Delle cose poste in campo chiaro, e perchè tal uso è utile in pittura.

Quando il corpo ombroso terminerà in campo di color chiaro e illuminato, allora per necessità parrà spiccato e remoto da esso campo. Quel che è detto accade perchè i corpi di curva superficie per necessità si fanno ombrosi nella parte opposita donde non sono percossi dai raggi luminosi, per esser tal luogo privato di tali raggi; per la qual cosa molto si varia dal campo; e la parte d’esso corpo illuminata non termina mai in esso campo illuminato con la sua prima chiarezza, anzi, fra il campo ed il primo lume del corpo s’interpone un termine del corpo, che è più oscuro, del campo, o del lume del corpo rispettivo.


248. De’ campi.

De’ campi delle figure, cioè la chiara nell’oscuro, e l’oscura nel campo chiaro, del bianco col nero, o nero col bianco, pare più potente l’uno per l’altro, e così i contrari l’uno per l’altro si mostrano sempre più potenti.


249. De’ colori.

I colori che si convengono insieme sono il verde col rosso, o paonazzo, o biffa, e il giallo coll’azzurro.


250. De’ colori che risultano dalla mistione d’altri colori, i quali si dimandano specie seconda.

I semplici colori sono sei, de’ quali il primo è bianco, benchè alcuni filosofi non accettino nè il bianco nè il nero nel numero de’ colori, perchè l’uno è causa de’ colori, l’altro ne è privazione. Ma pure, perchè il pittore non può far senza questi, noi li metteremo nel numero degli altri, e diremo il bianco in quest’ordine essere il primo ne’ semplici, il giallo il secondo, il verde il terzo, l’azzurro il