Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/27

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vita di leonardo da vinci v

di gesso, e parimente teste di putti che parevano usciti di mano d’un maestro;1 ma nell’architettura ancora fe’ molti disegni così di piante come di altri edifizj, e fu il primo ancora, che giovanetto discorresse sopra il fiume d’Arno per metterlo in canale da Pisa a Fiorenza.2 Fece disegni di mulini, gualchiere, ed ordigni che potessino andare per forza d’acqua: e perchè la professione sua volle che fusse la pittura, studiò assai in ritrar di naturale, e qualche volta in far modegli3 di figure di terra; e adosso a quelle metteva cenci molli interrati, e poi con pazienza si metteva a ritrargli sopra a certe tele sottilissime di rensa o di panni lini adoperati, e gli lavorava di nero e bianco con la punta del pennello, che era cosa miracolosa;4 come ancora ne fa fede alcuni che ne ho di sua mano in sul nostro Libro de’ disegni: oltre che disegnò in carta con tanta diligenza e sì bene, che in quelle finezze non è chi vi abbia aggiunto mai; che n’ho io una testa di stile e chiaro scuro, che è divina: ed era in quell’ingegno infuso tanta grazia da Dio ed una demostrazione sì terribile, accordata con l’intelletto e memoria che lo serviva, e col disegno delle mani sapeva sì bene esprimere il suo concetto, che con i ragionamenti vinceva e con le ragioni confondeva ogni gagliardo ingegno. Ed ogni giorno faceva modegli e disegni da potere scaricare con facilità monti e forargli per passare da un piano a un altro, e per via di lieve e di argani e di vite mostrava potersi alzare e tirare pesi grandi: e modi da votar porti, e trombe da cavare de’ luoghi bassi acque, che quel cervello mai restava di ghiribizzare; de’ quali pensieri e fatiche se ne vede sparsi per l’arte nostra molti disegni, ed io n’ho visti assai.5 Oltrechè perse tempo fino a disegnare gruppi di corde fatti con ordine, e che da un capo seguissi tutto il resto fino all’altro, tanto che s’empiessi un tondo; che se ne vede in istampa uno difficilissimo e molto bello, e nel mezzo vi sono queste parole: Leonardus Vinci Accademia.6 E fra questi modegli e disegni ve n’era uno, col quale più volte a molti cittadini ingegnosi che allora governavano Fiorenza mostrava volere

  1. * «Anch’io mi trovo una testicciuola di terra di un Cristo, mentre che era fanciullo, di propria mano di Leonardo Vinci; nella quale si vede la semplicità e purità del fanciullo, accompagnata da un certo che, che dimostra sapienza, intelletto e maestà, e l’aria che pure è di fanciullo tenero, e par aver del vecchio savio; cosa veramente eccellente». (Lomazzo, Trattato dell’Arte della pittura, ecc., Roma, 1844, in-8o, vol. I, pag. 213). Lo stesso Lomazzo (ivi, pag. 301) ricorda «un cavallo di rilievo di plastica, fatto di sua mano (di Leonardo), che ha il cav. Leone aretino statuario».
  2. * Di questa come di altre opere idrauliche si tien discorso nella parte terza del Commentario che segue; dove similmente si dà conto di altre cose che si riferiscono ai lavori scientifici di Leonardo.
  3. † Nell’edizione del 1568, certamente per errore di stampa, dice medaglie, che noi abbiamo mutato in modegli, parendoci che così dovesse dire; il che è confermato da quel che più sotto scrive il Vasari medesimo.
  4. * Vedi nella parte seconda del Commentario, tra’ disegni, gli studi delle pieghe.
  5. Carlo Giuseppe Gerli ne pubblicò una quantità in Milano nel 1794 pel Galeazzi. Nel 1830 furono ivi riprodotti con note illustrative da Giuseppe Vallardi. Una raccolta dei disegni vinciani esistenti nell’Ambrosiana pubblicò pure in Milano nel 1785 Girolamo Mantelli di Canobbio.
  6. * Quest’ingegnoso intrecciamento di corde, dentrovi non Leonardus Vinci Accademia, ma Leonardi Vinci Academia, è riportato dall’Amoretti in fronte alle Memorie sopra citate. Il marchese G. D’Adda (Léonard de Vinci, la gravure milanaise et Passavant) dice che di questi intrecciamenti di corde nella raccolta ambrosiana se ne conservano fino a sei. Se ne conosce un’antica stampa in legno, intagliata da Alberto Durero. Delle incisioni attribuite a Leonardo, il D’Adda non riconosce per opera di lui che quella del ritratto in profilo di una giovane, conservata nel museo Britannico, e l’altra