Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/44

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xxii giorgio vasari

avuto opere sue, gli era molto affezionato, e desiderava che colorisse il cartone della Sant’Anna; ma egli, secondo il suo costume, lo tenne gran tempo in parole. Finalmente venuto vecchio, stette molti mesi ammalato; e vedendosi vicino alla morte, si volse diligentemente informare delle cose catoliche1 e della nostra buona e santa religione cristiana, e poi con molti pianti confesso e contrito,2 sebbene e’ non poteva reggersi in piedi, sostenendosi nelle braccia di suoi amici e servi, volse divotamente pigliare il santissimo Sacramento fuor del letto. Sopraggiunseli il re, che spesso ed amorevolmente lo soleva visitare; per il che egli per riverenza rizzatosi a sedere sul letto, contando il mal suo e gli accidenti di quello, mostrava tuttavia quanto avea offeso Dio e gli uomini del mondo, non avendo operato nell’arte come si conveniva. Onde gli venne un parosismo messaggiero della morte; per la qual cosa rizzatosi il re e presoli la testa per aiutarlo e porgerli favore, acciocchè il male lo alleggerisse; lo spirito suo, che divinissimo era, conoscendo non potere avere maggiore onore, spirò in braccio a quel re, nella età sua d’anni settantacinque.3

  1. «Sebbene (dice l’Amoretti, pag. 119) da tutto l’insieme della vita di Leonardo non consti ch’egli fosse un uomo divoto, non appar nemmeno che incredulo fosse o libertino; onde dobbiamo interpretare l’espressione del Vasari d’una specie d’abdicazione a tutte le cose mondane, e d’una determinazione di occuparsi unicamente del grande affare della morte e dell’avvenire».
  2. Nella prima edizione questo passo era stato scritto dal Vasari nei seguenti termini, analoghi all’altro periodo riferito sopra alla nota 1, pag. vi: «Finalmente venuto vecchio, stette molti mesi ammalato; e vedendosi vicino alla morte, disputando delle cose catoliche, ritornando nella via buona, si ridusse alla fede cristiana con molti pianti». Contraddice a questa narrazione il testamento di lui fatto in Cloux un anno prima della sua morte, cioè a’ 18 d’aprile 1518. (Si legge nel libro dell’Amoretti a pag. 121 e seg.). In esso «raccomanda l’anima sua ad nostro Signore messer Domine Dio, alla gloriosa Virgine Maria, a monsignore Sancto Michele, e a tutti li Beati, Angeli, Sancti e Sancte del Paradiso». Ordina di essere seppellito nella chiesa di San Florentino d’Amboise, indi «vole siano celebrate ne la dicta chiesa di Sancto Fiorentino tre grande messe con diacono et sottodiacono, et il dì che si diranno dicte tre grande messe, che si dicano ancora trenta messe basse de Sancto Gregorio». Gli stessi suffragi vuole che si ripetano nella chiesa di San Dionisio e in quella dei frati Minori d’Amboise. Tali disposizioni sono da buon credente; però è ragionevole il supporre che, occupato per tutta la vita dell’arte sua, senza essere irreligioso, avesse negletto le pratiche di religione; ma che vicino a morte ne provasse rincrescimento e cercasse di ripararvi colle pie conferenze, colle lacrime, coi sagramenti.
  3. Questo fatto è da molti posto in dubbio; primieramente perchè è provato che Leonardo morì a Cloux presso Amboise, mentre che la Corte era a Saint-Germain en Laye; e da un giornale di Francesco I, conservato nella biblioteca Nazionale di Parigi, non apparisce che il re facesse in quel tempo veruna gita. In secondo luogo, perchè Francesco Melzi nella lettera, colla quale dà ragguaglio della morte di Leonardo ai fratelli di lui, non parla di questa circostanza, che sarebbe stata sì onorevole; e finalmente perchè il Lomazzo, che tante notizie raccolse intorno a questo grand’uomo, non solamente non conferma quanto racconta il Vasari, gelo era allora incaricato da Leon X di costruire la facciata di San Lorenzo. Sembra che Leonardo entrasse in concorrenza con lui, e che ciò forse inducesse Michelangelo a recarsi a Serravezza per cavare del marmo. Però il Vasari nella Vita di lui non ricorda alcuna circostanza che possa accennare a questo sdegno tra i due grandi maestri, la cui rivalità doveva essersi precipuamente palesata nel 1503, quando essi attendevano all’opera de’ cartoni per la sala del Consiglio. Fra i disegni di Leonardo, che erano nella raccolta di Tommaso Lawrence, trovasi un concetto per un monumento sepolcrale (eseguito con colore scuro e a penna, 13 pollici e 3/4 sopra 11), che si crede fatto in concorrenza con Michelangelo per il monumento di Giulio II. (Woodburn, The Lawrence Gallery, 5th exhib., n. 72). Questa concorrenza va sicuramente riportata sotto l’anno 1513, quando, dopo la morte di Giulio II, si pensò a rifare il concetto del suo monumento; e forse Leonardo, che dal 1513 al 1515 dimorò in Roma, fu invitato a presentare anche egli un concetto. A ciò potrebbe alludere questo passo del Vasari. † Di questa mala disposizione d’animo di Michelangelo verso Leonardo abbiamo un altro esempio a proposito d’un aneddoto riferito dall’autore anonimo della Vita del Vinci pubblicata ne’ citati Documenti inediti.