Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/45

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vita di leonardo da vinci xxiii


Dolse la perdita di Lionardo fuor di modo a tutti quegli che l’avevano conosciuto, perchè mai non fu persona che tanto facesse onore alla pittura. Egli con lo splendor dell’aria sua, che bellissima era, rasserenava ogni animo mesto, e con le parole volgeva al sì e al no ogni indurata intenzione. Egli con le forze sue riteneva ogni violenta furia, e con la destra torceva un ferro d’una campanella di muraglia ed un ferro di cavallo, come se fusse piombo. Con la liberalità sua raccoglieva e pasceva ogni amico povero e ricco, pur che egli avesse ingegno e virtù. Ornava ed onorava con ogni azione qualsivoglia disonorata e spogliata stanza: per il che ebbe veramente Fiorenza grandissimo dono nel nascere di Lionardo, e perdita più che infinita nella sua morte. Nell’arte della pittura aggiunse costui alla maniera del colorire ad olio una certa oscurità, donde hanno dato i moderni gran forza e rilievo alle loro figure.1 E nella statuaria fece prove nelle tre figure di bronzo che sono sopra la porta di San Giovanni dalla parte di tramontana, fatte da Giovan Francesco Rustici, ma ordinate col consiglio di Lionardo; le quali sono il più bel getto e di disegno e di perfezione che modernamente si sia ancor visto.2 Da Lionardo abbiamo la notomia de’ cavalli, e quella degli uomini assai più perfetta: laonde per tante parti sue sì divine, ancora che molto più operasse con le parole che co’ fatti, il nome e la fama sua non si spegneranno giammai.3

  1. * Il merito di Leonardo nella pittura a olio non fu peranche bastevolmente apprezzato. Dal suo Trattato della pittura si conosce quanto minute osservazioni egli facesse sulla gradazione delle ombre e dei toni, sulla prospettiva aerea, sulla fluidità dei contorni. I suoi dipinti furono i primi a mostrare quello sfumato, quel molle e rotondeggiante, che diventò poi una legge nel colorire a olio. Il suo modo di colorire fu scuola al Correggio, che seppe esprimere tutto l’incanto di cui è capace questo genere di pittura. Leonardo usava sbozzare con ombre scure o bigie, e di condurre a velatura i toni delle carni. Non si può peraltro disconoscere come fosse colpa appunto del suo modo di colorire, se i suoi quadri diventarono così oscuri, principalmente nelle ombre.
  2. Sono sempre sulla stessa porta.
  3. * Il Vasari ricorda appena l’eccellenza di Leonardo nell’architettura, e come egli si occupasse per tutta la vita negli studi di matematiche e di meccanica. Vedremo nel Commentario che Leonardo offrì da prima i suoi servigi a Lodovico il Moro come ingegnere e che Cesare Borgia lo creò architetto e ingegnere generale delle sue fortezze. Quel vasto e profondo ingegno voleva egual- ma dice anzi che il re ne seppe la morte dal Melzi. Egli morì a’ due di maggio del 1519, e in conseguenza visse 67 anni e non già 75. † Per rintracciare memorie e documenti della dimora di Leonardo, e per ritrovare la sua tomba, furono fatte alcune ricerche nel 1863, di commissione del Governo francese, dal signor Arsenio Houssaye, il quale, nel suo Rapporto al ministro delle belle arti, e nella Histoire de Léonard de Vinci, Paris, 1869, racconta, che dopo la congiura d’Amboise nel 1560 era tradizione che le tombe nella chiesa di Saint-Florentin, dov’era sepolto Leonardo, furono spezzate, e le ossa de’ sepolti disperse; che demolita la detta chiesa nel 1808 per ordine di Roger Ducos, le pietre funerarie furono vendute e le casse di piombo delle sepolture furono fuse. Le altre memorie di Leonardo a poco a poco andarono perdendosi, e le poche che ancora restano si veggono solamente nel castello di Cloux, oggi chiamato Clos-Lucè. Nella piccola cappella unita al detto castello sono pitture attribuite a Leonardo, e l’Houssaye crede di vedere in un quadro di Madonna, assai ritoccata, la testa d’un angelo di mano del Melzi, o almeno di stile milanese. Secondo le testimonianze che sono pervenute fino a noi circa alla tomba di Leonardo, pare che essa fosse nel coro della chiesa suddetta di Saint-Florentin d’Amboise. L’Houssaye, dietro le indicazioni raccolte, cominciò nel giugno del 1863 a fare gli scavi nel luogo ove si diceva essere stata inalzata la suddetta chiesa. Da questi scavi, sotto un mucchio di pietre appartenente alla chiesa demolita, fu scoperto uno scheletro con vari oggetti: e ad una certa distanza da esso scheletro due pezzi di pietra, in uno de’ quali era scolpito leo e nell’altro inc, e dopo maggiori ricerche un terzo frammento in cui era scritto eo dus vinc, lettere che costituiscono gli elementi in parte per formare il nome di Leonardo da Vinci. Ma tutte queste ricerche e scoperte non sappiamo poi che fine abbiano avuto. (Vedi G. Uzielli, op. cit., pag. 44 e segg.)