Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/47

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vita di leonardo da vinci xxv


    di Leonardo sono ricordati, oltre il Salaì milanese e Ferrando spagnuolo che lavorò con lui nella sala del Palazzo de’ Signori, anche un Zoroastro da Peretola, ed il Riccio fiorentino dalla Porta alla Croce. Chi fosse quest’ultimo non ci riuscì di trovare: forse Raffaello di Biagio pittore che aiutò Leonardo nella suddetta sala, oppure Lorenzo del Faina che gli macinava i colori, il quale non abbiamo dubbio che non sia quel medesimo Lorenzo nominato da Leonardo insieme col Salaì, col Melzi e col Fanfoia in un ricordo del 1514, che altri hanno creduto erroneamente il Lotto pittore bergamasco. Quanto a Zoroastro, che per proprio nome si chiamava Tommaso di Giovanni Masini ortolano di Peretola, ma egli diceva essere figliuolo di Bernardo Rucellai cognato del Magnifico Lorenzo, l’Ammirato ne parla nel t. II, pag. 242 de’ suoi Opuscoli, e dice che si mise con Leonardo, il quale gli fece una veste di gallozzole; onde fu per gran tempo nominato il Gallozzola. Fu condotto poi da Leonardo a Milano, dove fu chiamato l’Indovino, facendo professione d’arte magica. Poi andò a Roma, e si acconciò con Giovanni Rucellai, l’autore delle Api, quindi col Viseo ambasciatore di Portogallo, che fu poi cardinale, ed in ultimo col Ridolfi, acquistandosi il soprannome di Zoroastro. Fu uomo assai strano. Si adirava colla gente di villa, perchè storpiava il suo nome di Zoroastro in Chialabastro ed in Alabastro; non avrebbe ammazzato una pulce per gran cosa; nè volle mai vestir di lana per non portare addosso cosa morticcia. Quando Leonardo dipingeva nella sala del Consiglio, Zoroastro fu suo garzone e macinatore di colori. Alcuni anni dopo lo troviamo a lavorare d’orificeria e a conciare pietre dure. Di Zoroastro parla ancora il Lasca nelle novelle quarta e sesta della seconda Cena, raccontando alcune burle fatte da costui, dal Pilucca, dallo Scheggia e dal Monaco suoi compagni. Morì finalmente in Roma, e fu sepolto in Sant’Agata tra il Trissino e Giovanni Lascari. Un altro suo discepolo fu Atalante, il quale sappiamo che nacque nel 1466, figliuolo illegittimo di Manetto Migliorotti, e che sotto la disciplina di Leonardo riuscì eccellentissimo sonatore di lira, che di circa sedici anni fu da lui condotto a Milano, allorchè andò a’ servigi di Lodovico il Moro, e che fu chiamato a Mantova nel 1490, perchè nella recita dell’Orfeo del Poliziano facesse la parte del protagonista. Dopo questo tempo lo perdiamo di vista fino al 1507, nel qual anno era a Roma, ed intendeva di muover lite al comune di Castelnuovo in Val di Cecina per cagione di certi confini. Nel 1513 era soprastante alle fabbriche di papa Leone, e così per tre anni dopo. L’ultima memoria che conosciamo di lui, nella quale si chiama architettore, è del 1535.

L. da VinciTrattato della pittura. d