Pagina:Leonardo da Vinci scienziato.djvu/3

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insieme alla inerzia di nostra gente, hanno impedito che fosse già pubblicata di lui almeno una completa biografia nella nostra lingua. Spetta a noi, anche per non rimanere indietro agli stranieri nel culto dei nostri più grandi ingegni, a disperdere completamente quell’ombra, affinchè tutti possano contemplare l’effige di quel grande spirito nel suo pieno splendore, tanto più che collocato al suo posto anche nella storia della scienza, vediamo in Leonardo l’uomo insuperabile per la bontà dell’animo e la bellezza della vita intima.



Leonardo, nato a Vinci nel 1452, nei suoi primi trenta anni che passo col padre a Firenze, fu molto laborioso e molto inquieto per il grande desiderio che aveva di produrre e di apprendere; era quella per lui una vita di preparazione. E quando fu già pittore, scultore, ingegnere e architetto, e cercava, come cercò sempre l’altrui aiuto materiale, cioè un protettore che, avendo fiducia nel di lui genio, fosse atto fargli fare grandi opere, si recò prima a Milano agli stipendi di Lodovico Sforza avidissimo di gloria e di splendore nella sua corte, presso la quale lavorò con genio audace e maravigliosa attività durante 16 anni. Quindi passò breve tempo a Venezia quale pittore; poi fu a Ravenna con Cesare Borgia in qualità di ingegnere militare; fu successivamente a Firenze, a Milano e a Roma per breve tempo, e infine nell’anno 1516, stanco della tirannide che dominava, in molte città d’Italia, abbandonò dolente la patria e si ritirò sotto la protezione del Re di Francia nella rocca di Amboise, dove il fedele amico e discepolo Francesco Melzi, nel 2 maggio 1519, ne raccolse l’ultimo respiro ed ebbe per testamento i disegni e i manoscritti, che egli portò e conservò con la massima cura nella sua villa di Vaprio Presso Bergamo; ed avrebbe portato in Patria e conservato religiosamente anche la cassa di piombo che ne conteneva i resti mortali, se avesse preveduto la sorte infelice che essi ebbero in terra straniera.