Pagina:Leonardo da Vinci scienziato.djvu/8

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rilevarne gli errori. Si può affermare che in qualche cosa ebbe per maestro Archimede, ma, nel resto, ove si tenga conto della cultura dei tempi nei quali viveva, si ha ben ragione credere che egli, per il suo genio, tanto nell’arte che nella scienza, fu prodigiosamente il vero maestro di sè stesso.



Ma non meno degna del genio di Leonardo fu l’opera da lui compiuta applicando il suo metodo nello studio di ogni branca di scibile nel mondo delle cose, stabilendo i principii fondamentali di ciascuna di esse.

Infatti, dopo aver diviso col pensiero tutta la scienza della ingegnosa natura in varii trattati, osserva per ciascuno i fatti relativi principali, li confronta, ne ricerca le relazioni fondamentali, scuopre nuove verità e tutto nota nel suo libretto che portava sempre legato alla cintola.

E questo lavoro che costituisce il materiale di una vasta enciclopedia, è vivo nei manoscritti Vinciani, e sarà contenuto, un giorno, in molti volumi.

Della immensa luce che emana da quei manoscritti mi è concesso, in questo breve ricordo, di mostrarne soltanto qualche vivo raggio, cioè qualche sentenza illustrativa del metodo sperimentale e di accennare qualche scoperta che maggiormente manifesti il potente ingegno di lui.

Quanto egli fosse diligente osservatore della grande varietà nell’ordine mondiale, quasi tenendosi in dialogo con tutto ciò che vedeva, lo espresse egli stesso con queste belle parole: «nella contemplazione delle cose naturali sta la calma e il piacere della vita».

Intorno alla sua indipendenza dagli eruditi del suo tempo scriveva: «molti penseranno di potermi biasimare perchè le mie prove vanno contro l’autorità degli uomini tenuti in grande riverenza dal loro giudizio inesperto, ma non considerano che le mie idee sono nate dalla pura e semplice esperienza, che è la vera maestra».