Pagina:Leonardo prosatore.djvu/156

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similitudine de’ diversi paesi, ornati di montagnie, fiumi, sassi, albori, pianure, grandi valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie e atti pronti di figure, strane arie di volti e abiti e infinite cose, le quali tu potrai ridurre in integra e bona forma, E interviene in simili muri e misti1 come del sono di campane, che ne’ loro tocchi vi troverai ogni nome e vocabulo che tu imaginerai.

Il pittore deve avere per maestra la Natura.

Il pittore ara la sua pittura di poca eccellenza, se quello piglia per altore l’altrui pitture, ma s’egli imparerà dalle cose naturali, farà bono frutto, come vedemo in ne’ pittori dopo i Romani, i quali sempre imitorono l’uno dall’altro, e di età in età sempre andare detta arte in dechinazione. Dopo questi venne Giotti fiorentino, il quale nato in monti soletari, abitati solo da capre e simil bestie, questo, sendo volto dalla natura a simile arte, cominciò a disegnare su per i sassi li atti delle capre de le quali lui era guardatore, e così cominciò a fare tutti li animali che [vede] va, in tal modo che questo dopo molto studio avanzò non che i maestri della sua età, ma tutti quelli di molti secoli passati. Dopo questo l’arte ricade, perchè tutti imitavano le fatte pitture, e così di secolo in seculo andò declinando, insino a tanto che Tomaso fiorentino, scognominato

Masaccio, mostrò con opra perfetta come quegli che

  1. Macchiati e screziati.