Pagina:Leonardo prosatore.djvu/18

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proclamando (sua gloria) alto il valore dell’esperienza per il progresso della conoscenza umana, Egli non è nè un ateo nè un materialista, anche se neghi, come fa, la vita dello spirito separata dal corpo fra gli elementi, e dubiti assai chiaramente della vita oltretomba.

Restano di Lui alcuni abbozzi di preghiera, alcuni gridi d’ammirazione stupefatta dinanzi alla cagione prima del mondo; restano di Lui alcune sentenze che affermano la sua fede nel potere dello spirito: «I sensi sono terrestri, la ragione sta fuori di quelli quando contempla», — «Il corpo nostro è sottoposto al cielo, e lo cielo è sottoposto allo spirito». E come diversamente poteva pensare chi tutta la vita consacrò alle pure gioie dell’intelletto, chi sdegnò le chimere medievali che ancora si ornavano pomposamente del nome di scienza, ma fu tutto preso dai novelli ideali dell’arte e della scienza?

Veramente Egli fu il cavaliere dell’Idea, così fedele a lei che gli uomini, dai contemporanei fino a noi, gli rimproverarono d’aver trascurato la pratica, d’aver dato poco più che abbozzi e frammenti, invece che quadri e trattati.

Sarebbe strano il volere costruire coi pochi passi che il Vinci ci ha lasciati una filosofia vinciana spiritualista, ma anche par strano — almeno a me — negare il nome di filosofo a chi così addentro vide nella vita universale e con sì ampio sguardo dominatore, solo perchè di contro alle sofisticherie, alle utopie pedantesche, alle superstizioni chimeriche del Medio Evo, proclamò base del rin-