Pagina:Leonardo prosatore.djvu/19

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novato edifizio del pensiero umano la positiva esperienza.

Ritornando alla questione del testamento, diciamo pure che noi preferiremmo un Vinci fedele, fin nei suoi tardi anni, fin negli estremi giorni, al primitivo spregio verso i cupidi prelati e le pratiche esteriori, ma — anche supposto che agli usi testamentari d’allora fosse possibile sottrarsi — sarebbe inumano fargliene un capo d’accusa: ben si sa che questi ritorni alla fede dell’infanzia sono comuni anche ai nostri giorni, e erano allora più che mai capibili e giustificabili.

Ben più grave enimma dell’anima di Leonardo è la sua apparente freddezza di fronte a qualsiasi avvenimento.

Gli muore il padre, Ludovico il Moro perde lo stato e la vita, il servitore gli ruba a man salva con una sfrontatezza incredibile, l’amico suo Giacomo Andrea da Ferrara viene suppliziato, e Egli nota seccamente i fatti, nè addolorato nè iroso nè avvilito.

Quando le ragioni dell’arte o della scienza predominavano, ben si capisce come Leonardo facesse tacere ogni sentimento che potesse turbare la serena osservazione; ma negli altri casi? Si noti, per esempio, l’indifferenza serena con cui osserva il cadavere del Baroncelli impiccato il 19 dic. 1479 in Firenze. Aveva quasi sicuramente l’incarico di ritrarlo, a perpetua esecrazione e a spavento dei partigiani dei Pazzi; perciò — vicino al disegno a penna — v’è la nota degli abiti e del loro colore compilata con tutta tranquilla esattezza. E, come bella prova della