Pagina:Leonardo prosatore.djvu/24

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sotto ventare il gelo del nulla e ha liricamente espresso il suo sbigottimento!

È un pittore innamorato della bellezza fuggitiva delle forme, ma è anche un poeta dalla fantasia tetra e grandiosa che canta: «O tempo, consumatore delle cose, e, oh! invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose! e consumate tutte le cose dai duri denti della vecchiezza, a poco a poco con lenta morte! Elena quando si specchiava, vedendo le vizze grinze del suo viso fatte per la vecchiezza, piagne, e pensa seco perchè fu rapita du’ volte».

Fugge il tempo: «l’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene, così è il tempo presente»; fugge, e conduce alla morte. La fine della vita che è? Il nulla. Chiaramente a più riprese Leonardo dice la sua incredulità d’un’esistenza oltretomba; l’unica sopravvivenza possibile dopo la morte è quella che dona la gloria.

Destino comune: tutte le vite del regno vegetale e animale precipitano nel nulla; non le cose, ma l’essenza delle cose permane. Amara filosofia: il perenne rinnovellarsi della materia, la trasformazione perenne dell’energia non hanno mai consolato alcuno della breve e dolorosa vita. Eppure l’uomo, sebbene sappia ch’ogni attimo lo avvicina alla sua distruzione, sempre desidera il futuro, sperando in esso quel bene di cui finora non ha goduto, e «non s’avvede che desidera la sua disfazione».

Peggio: irrequieto scontento, l’uomo, per il miraggio ingannatore del futuro, stenta, fa sacrifizi si rode, consuma miseramente il presente, rovina la