Pagina:Leonardo prosatore.djvu/254

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larga, e nella prima volta sia un uscio ch’entri in destri e pisciatoi comuni, e per la scala si discenda dalla strada alta alla bassa, e le strade alte si comincino fori delle porte, e giunte a esse porte abbino composte l’altezza di braccia 6.

Sia fatta decta terra apresso a mare o altro fiume grosso, acciò che le bructure della città, menate dall’acqua sieno portate via.


Tanto sia larga la strada quanto è la universale altezza delle case.


Facciansi fonti in ciascuna piazza1.

  1. A titolo di curiosità si confronti questo sogno d’artista e di scienziato che precorre le moderne esigenze igieniche con la «città ideale» che A. F. Doni descrive nel Dialogo fra il Pazzo ed il Savio. [I Mondi, Venezia, Cavalli 1568] — Ne do un breve riassunto.
     La struttura della città è regolare e simmetrica. Ne giusto mezzo di essa sorge un gran tempio, grande come la cupola di Firenze quattro o sei volte, il quale ha cento porte che s’aprono sopra cento vie diritte e colorenti dal tempio alle mura. A ciascuna porta del tempio risponde una porta delle mura, sicchè la città viene ad avere cento porte, cento strade tutte eguali e convergenti al centro.
     Da un canto tutti i sarti, dall’altro tutte le botteghe di panni, circa dugento arti. Due o tre strade per le osterie, una per gli ospizi dei vecchi inabili al lavoro, una per gli ospedali.