Pagina:Leonardo prosatore.djvu/265

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Item, a di 7 settembre rubò uno graffio di valuta di 12 soldi a Marco1, che stava co’ meco, il quale era d’argento, e tolseglielo dal suo studiolo, e poi che detto Marco n’ebbi assai cerco, lo trovò nascosto in nella cassa di detto Jacomo. — Lire 1, s. di L. 2.2

Item, a di 26 di genaro seguente, essendo io in casa di Messer Galeazzo da Sanseverino a ’rdinare la festa della sua giostra, e spogliandosi certi staffieri, per provarsi alcune veste d’omini salvatichi, ch’a detta festa accadeano3, Jacomo s’accostò alla scarsella d’uno di loro, la quale era in sul letto con altri panni, e tolse quelli dinari che dentro vi trovò. L. 2, s. di L. 4.

Item, essendomi da maestro Agostino da Pavia4, donato in detta casa una pelle turchesca da fare uno paro di stivaletti, esso Jacomo, infra uno mese, me la rubò e vendella a un acconciatore di scarpe per

  1. Probabilmente, Marco d’Oggionno, uno dei discepoli prediletti del Vinci, pittore di lama, di cui una bella tavola: Gli Arcangeli vincitori di Satana, si può ammirare a Brera.
  2. Quanto fin qui Leonardo racconta del servo fanciullo è accaduto in Pavia, di dove egli era richiamato l’8 settembre 1490, per aver parte nell’ordinare le feste per le nozze di Lodovico il Moro con Beatrice d’Este e di Anna Sforza con Alfonso d’Este. La giostra in casa di messer Galeazzo da Sanseverino è un particolare vinciano di quegli sfarzosi divertimenti.
  3. Occorrevano.
  4. Agostino Vaprio da Pavia. Pittore pavese di cui qualche pittura è conservata nelle chiese di quella città. Insieme col Vinci fu chiamato da Pavia a Milano l’8 sett. 1490.