Pagina:Leonardo prosatore.djvu/266

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20 soldi, de’ qua’ dinari, secondo che lui propio mi confessò, ne comprò anici, confetti. L. 2.

Item, ancora a di 2 d’aprile, lasciando Gian Antonio1 uno graffio d’argento sopra uno suo disegno, esso Jacomo glielo rubò, il quale era di valuta di soldi 24, L. 1, s. di L. 4.

Il primo anno un mantello: L. 2; camicie 6: L. 4; tre giubboni: L. 6; para di calze: L. 7, s. di L. 8; vestito foderato: L. 5; 24 para di scarpe: L. 6 s. d. L. 5; una berretta: L. 1; in cinti, stringhe... L. 1.

A Ludovico il Moro.

Assai m’incresce che l’avere a guadagnare el vieto m’abbi a interrompere il seguitare l’opera che già Vostra Signoria mi commise2; ma spero in breve avere guadagnato tanto, che potrò sadisfare ad animo riposato a Vostra Eccellenza, alla quale mi raccomando. E se Vostra Signoria si credessi ch’io avessi dinari, quella s’ingannarebbe, perchè ho tenuto sei bocche trentasei mesi e ho auto cinquanta ducati!

  1. Probabilmente, Gian Antonio Boltraffio, discepolo del Vinci, e pittore celebri di soavi Madonne.
  2. La statua equestre a Francesco Sforza. Questo frammento prova che Ludovico non sempre trattava munificamente l’artista.