Pagina:Leonardo prosatore.djvu/270

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Magnifico Signore.. 1

Mo Signore mio, l’amore che V. Eccellenzia m’ha, sempre dimostro, e benefizi ch’io ho ricevuti da quella al continuo mi son dinanzi.

Io ho sospetto che la poca remunerazion de’ gran benefizi ch’io ho ricevuti da Vostra Eccellenzia, non v’abbino fatto alquanto turbare con meco; e questo è che di più lettere che io ho scritte a V. Eccellenzia i’ non ho mai auta risposta. Ora io mando costì Salai per fare intendere a V. Signoria come io son quasi al fine del mio letigio co’ mia fratelli, e come io credo essere costì in questa Pasqua, e

    gnoria, per sbrigare presto la causa contro i fratelli che si svolgeva a Firenze. Sul finire della primavera del 1507, tre anni dopo la morte del padre, da cui per la nascita illegittima non aveva ereditato un soldo, il Vinci venne a sapere che i suoi sette fratelli non volevano osservargli il testamento fatto dallo zio Francesco in suo favore. L’eredità era cosa irrisoria, ma il Vinci sostenne la causa con ardore, facendone una questione d’amor proprio. Per essa da Milano — dov’era al servizio di Lviigi XII — nel luglio 1507, andò a Firenze, dove stette fino alla Pasqua del 1508, ottenemlo un tratto di terreno vicino a Fiesole.

  1. Non si sa precisamente a chi diretta. Il Solmi la crede rivolta a Carlo D’Amboise signore di Chaumont, governatore di Milano per Luigi XII, ma dopo le parole: Magnifico Signore, sul Codice Atlantico è — cancellato — un altro nome: Anton Maria. Fu scritta certo prima del ritorno da Firenze a Milano, ossia prima della Pasqua 1508.