Pagina:Leonardo prosatore.djvu/284

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Il noce. — Il noce, mostrando sopra una strada ai viandanti la ricchezza de’ sua frutti, ogni omo lo lapidava.


Il fico. — Il fico stando sanza frutti, nessuno lo riguardava; volendo, col fare essi frutti, essere laudato da li omini, fu da quelli piegato e rotto.


La pianta e il palo. — La pianta si dole del palo secco e vecchio, che se l’era posto a lato, e de’ pali secchi che la circondano: l’un lo mantiene diritto, l’altro lo guarda dalla triste compagnia.



Il cedro e le altre piante. — Il cedro, insuperbito della sua bellezza, dubita delle piante che li son d’intorno, e fattolesi torre dinanzi, il vento poi, non essendo interrotto, lo gittò per terra diradicato.


La vitalba. — La vitalba, non istando contenta nella sua siepe, cominciò a passare co’ sua rami la comune strada, e appiccarsi all’opposita siepe; onde da’ viandanti poi fu rotta.


La vite e il vecchio albero. — La vite, invecchiata sopra l’albero vecchio, cade insieme colla ruina d’esso albero: e fu, per la triste compagnia, a mancare insieme con quella.


Il salice e la vite. — Il salice, che per li sua lunghi germinamenti, vol crescere da superare ciascuna altra pianta, per avere fatto compagnia colla vite, che ogni anno si pota, fu ancora lui sempre storpiato.