Pagina:Leonardo prosatore.djvu/290

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
286


i quali poi perdano il soccorso e rimangono legati in potenza del loro nemico, lasciando la libertà e spesse volte la vita.


Il ragno e l’uva. — Trovato il ragno uno grappolo d’uva, il quale per la sua dolcezza era molto visitato da ave e diverse qualità di mosche, li parve avere trovato loco molto comodo al suo inganno. E calatosi giti per lo suo sottile filo, e entrato nella nova abitazione, lì ogni giorno, facendosi alli spiraculi fatti dalli intervalli de’ grani dell’uve, assaltava, come ladrone, i miseri animali, che da lui non si guardavano. E passati alquanti giorni, il vendemmiatore, còlta essa uva e messa coll’altre, insieme con quelle fu pigiato. E così l’uva fu laccio e inganno dello ingannatore ragno, come delle ingannate mosche.


Il villano e la vite. — Vedendo il villano la utilità che resultava dalla vite, le dette molti sostentaculi da sostenerla in alto; e, preso il frutto, levò le pertiche, e quella lasciò cadere, facendo foco de’ sua sostentaculi.


Leggenda del vino e di Maometto. — Trovandosi il vino, il divino licore dell’uva, in una aurea e ricca tazza, e sopra la tavola di Maumetto, e montato in groria di tanto onore, subito fu assaltato da una contraria cogitazione, dicendo a se medesimo: — Che fo io? di che mi rallegro io? Non m’avvedo essere vicino alla mia morte e lasciare l’aurea abitazione della tazza, e entrare nelle brutte