Pagina:Leonardo prosatore.djvu/289

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rimase coll’alie impaniate, e fu dall’omo presa e morta.


Il ragno. — Il ragno, volendo pigliare la mosca con sue false reti, fu sopra quelle dal calabrone crudelmente morto.


L’asino e il ghiaccio. — Addormentatosi l’asino sopra il diaccio d’un profondo lago, il suo calore dissolvè esso diaccio, e l’asino sott’acqua, a mal suo danno, si destò, e subito annegò.



La formica e il chicco di grano. — La formica, trovato un grano di miglio, il grano, sentendosi preso da quella, gridò : — Se mi fai tanto piacere di lasciarmi fruire il mio desiderio del nascere, io ti renderò cento me medesimi. — E così fu fatto.


L’ostrica e il granchio. — Questa, quando la luna è piena, s’apre tutta, e quando il granchio la vede, dentro le getta qualche sasso o festuca: e questa non si può risserrare, ond’è cibo d’esso granchio. Così fa chi apre la bocca a dire il suo segreto, che si fa preda dello indiscreto ulditore.


I tordi e la civetta. — I tordi si rallegrarono forte, vedendo che l’omo prese la civetta e le tolse la libertà, quella legando con forti legami ai sua piedi. La qual civetta fu poi, mediante il vischio, causa non di far perdere la libertà ai tordi, ma la loro propria vita.

Detta per quelle terre, che si rallegran di vedere perdere la libertà ai loro maggiori, mediante