Pagina:Leonardo prosatore.djvu/304

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trovosselo pieno d’uomini appiccati a’ capegli a similitudine de’ minuti animali che tra quegli sogliono nascere: onde, scotendo il capo, gli omini faceano non altramenti per l’aria che si faccia la grandine, quando va con furor di venti; e trovossi molti di questi uomini esser morti da quegli che gli tempestavan addosso, po’ ritti co’ piedi calpestando.

E tenendosi a’ capegli e ’ngegnandosi nascondere tra quegli, facevano a similitudine de’ marinai, quando han fortuna che corrono su per le corde per abbassar la vela a poco vento.


Dialogo fra il cervello e lo spirito che in esso abitava.

Il quale spirito ritrova il cerebro, donde partito s’era, con alta voce, con tali parole mosse:

O felice, o avventurato spirito, donde partisti! io ho questo uomo, a male mio grado, ben conosciuto. Questo è ricetto di villania, questo è proprio ammunizione di somma ingratitudine, in compagnia di tutti i vizi.

Ma che vo io con parole indarno affaticandomi? La somma de’ peccati solo in lui trovati sono. E se alcuno infra loro si trova che alcuna bontà possegga, non altrimenti come che me dalli altri uomini trattati sono; e in effetto io ho questa conclusione, ch’è male s’elli sono nimici e peggio s’elli son amici.