Pagina:Leonardo prosatore.djvu/71

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Le cose mentali che non son passate per il senso son vane e nulla verità partoriscano se non dannosa, e perchè tal discorsi nascan da povertà d’ingegnio, poveri son sempre tali discorsori, e se saran nati ricchi e ’morran poveri nella lor vecchiezza, perchè pare che la natura si vendichi con quelli che voglian fare miraculi, abbin men che li altri omini più quieti, e quelli che voliano arricchire ’n un di vivino lungo tempo in gran povertà, come interviene e interverrà in eterno alli archimisti, cercatori di creare oro e argento, e all’ingegnieri che voglian che l’acqua morta dia vita motiva a se medesima con continuo moto, e al sommo stolto, negromante e incantatore.

Quale scienzia è meccanica,

e quale non è meccanica.

Dicono quella cognizione esser meccanica la quale è partorita dall’esperienzia, e quella esser scientifica che nasce e finisce nella mente, e quella essere semimeccanica che nasce dalla scienzia e finisce nella operazione manuale. Ma a me pare che quelle scienzie sieno vane e piene di errori, le quali non sono nate dall’esperienzia, madre di ogni certezza, e che non terminano in nota esperienzia, cioè che la loro origine, o mezzo, o fine non passa per nessuno dei cinque sensi. E se noi dubitiamo della certezza di ciascuna cosa che passa per li sensi, quanto maggiormente dobiamo noi dubitare delle cose ribelli