Pagina:Leonardo prosatore.djvu/74

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o altri accidenti al continuo si mistano; e li medesimi linguaggi son sottoposti alla obblivione, e son mortali come l’altre cose create; e se noi concedereno il nostro mondo essere eterno, noi direm tali linguaggi essere stati, e ancora dovere essere d’infinita varietà, mediante l’infiniti secoli, che nello infinito tempo si contengano1.

E questo non è in alcuno altro senso, perchè sol s’astendano nelle cose che al continuo produce la natura, la qual non varia le ordinarie spezie delle cose da lei create, come si variano di tempo in tempo le cose create dall’omo, massimo strumento di natura, perchè la natura sol s’astende alla produzion de’ semplici. Ma l’omo con tali semplici produce infiniti composti, ma non ha potestà di creare nessun semplice, se non un altro se medesimo, cioè li sua figlioli: e di questo mi saran testimoni li vecchi archimisti, li quali mai, o a caso, o con volontaria sperienza, s’abbattero a creare la minima cosa che crear si possa da essa natura; e questa tal generazione merita infinite lalde, mediante la utilità delle cose da lor trovate a utilità delli omini2, e più ne meriterebbono, se non fussino stati inventori di cose nocive, come veneni e altre simili ruine di vita o di mente, della quale lor non sono esenti, conciossiachè, con grande

  1. Ammira la sicurezza e l’esattezza dell’intuizione linguistica, e insieme la rispondenza del complesso ma unico periodo al complesso ma unico pensiero.
  2. Leonardo qui vede dall’alchimia nascere la chimica.