Pagina:Leonardo prosatore.djvu/77

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folgori, scorrenti in fra le tenebre, e con impetuosi venti minare li alti edifici, e diradicare le selve, e con quelle percotere li eserciti, e quelli rompendo e atterrando, e oltre di questo le dannose tempeste, privando li cultori del premio delle lor fatiche, e qual modo di guerra po essere che con tanto danno possa offendere il suo nemico, aver potestà di privarlo delle sue ricolte? qual battaglia marittima pò essere che si assomigli a quella di colui che comanda alli venti, e fa le fortune rovinose e sommergitrici di qualunche armata? Certo quel che comanda a tali impetuose potenzie sarà signore delli popoli, e nessuno umano ingegno potrà resistere alle sue dannose forze: li occolti tesori qual serrame o fortezze inespugnabili saran quelle che salvar possine alcuno, sanza la voglia di tal negromante? Questo si farà portare dall’oriente all’occidente, e per tutti li oppositi aspetti dell’universo. Ma perchè mi vo io più oltre astendendo? quale è quella cosa che, per tale artefice, far non si possa? quasi nessuna, eccetto il levarsi la morte. Adunque è concluso, in parte, il danno e la utilità che in tale arte si contiene, essendo vera1. E s’ellaè vera, perchè non è restata in fra li omini che tanto la desiderano, non avendo riguardo a nessuna deità? E so che infiniti ce n’è che per soddisfare a un suo appetito ruinerebbono Iddio con tutto l’universo. E s’ella non è rimasa infra li omini, essendo a lui2 tanto necessaria, essa non fu mai, nè mai è per dovere essere, per la difinizion dello spirito,

  1. Se fosse vera.
  2. Loro.