Pagina:Leonardo prosatore.djvu/76

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Ma delli discorsi umani stoltissimo è da essere reputato quello il qual s’astende alla credulità della negromanzia, sorella della archimia, partoritrice delle cose semplici naturali1. Ma è tanto più degna di reprensione che l’archimia, quanto ella non partorisce alcune cose se non simile a se, cioè bugie, il che non interviene nella archimia, la quale è ministratrice de’ semplici prodotti della natura, el quale uffizio fatto esser non può da essa natura, perchè in lei non è strumenti organici, colli quali essa possa oprare quel che adopra l’omo mediante le mani, che in tale uffizio ha fatti e vetri2 ecc. Ma essa negromanzia, stendardo over bandiera volante mossa dal vento, guidatrice della stolta moltitudine, la quale al continuo testimonia, collo abbaiamento, d’infiniti effetti di tale arte, e n’hanno empiuti i libri, affermando che l’incanti e spiriti adoprino e sanza lingua parlino e sanza strumenti organici, sanza i quali parlar non si pol, parlino, e portino gravissimi pesi, faccino tempestare e piovere, e che li omini si convertino in gatte, lupi e altre bestie, benchè in bestia prima entron quelli che tal cosa affermano. E certo se tale negromanzia fussi in essere3, come dalli bassi ingegni è creduto, nessuna cosa è sopra la terra che al danno e al servizio dell’omo fussi di tanta valitudine: perchè se fussi vero che in tale arte si avessi potenzia di far turbare la tranquilla serenità dell’aria, convertendo quella in notturno aspetto, e far le corruscazioni e venti con ispaventevoli toni e

  1. Che vorrebbe produrre i semplici.
  2. I vetri.
  3. Esistesse veramente.