Pagina:Leonardo prosatore.djvu/95

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lante no mostrava al celo scoperta la terra de le sue gran pianure con circa a tremila miglia di lunghezza, e Menfi risedeva in su lito di tal mare, e sopra le pianure della Italia, dove oggi volan li uccelli a torme, solea riscorrere i pesci a grande squadre1.


Del diluvio e de’ nicchi marini.


Se tu dirai che li nichi, che per li confini d’Italia, lontano da li mari, in tanta altezza si veggano alli nostri tempi, sia stato per causa del Diluvio che lì li lasciò, io ti rispondo che, credendo tu che tal Diluvio superassi il più alto monte di 7 cubiti — come scrisse chi ’l misurò2 — tali nichi, che sempre stanno vicini a’ liti del mare, doveano restare sopra tali montagne, e non si poco sopra le radice de’ monti, per tutto a una medesima altezza a suoli a suoli.

  1. In questo passo il Vinci parla delle condizioni geografiche della regione mediterranea nell’era che la geologia moderna chiama terziaria o cenozoica; non si può, però, specificare a qual periodo d’essa si riferisca, perchè le divisioni e suddivisioni dei tempi geologici si sono chiarite solo assai più tardi, e i fatti qui citati non sono forse perfettamente contemporanei.
    Certo che in tempi terziari l’Apennino non era rappresentato che da isole, e che, in tempi pure terziari, il mare si stendeva nelle attuali pianure dell’Africa, senza però per questo che Menfi stesse sulla spiaggia, in quanto nè Menfi nè l’uomo stesso ancora esistevano.
  2. Chiara è l’intonazione ironica!