Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/113

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XXIX ASPASIA Torna dinanzi al mio pensier talora il tuo sembiante, Aspasia. O fuggitivo per abitati lochi a me lampeggia in altri volti; o per deserti campi, al di sereno, alle tacenti stelle, da soave armonia quasi ridesta, nell’alma a sgomentarsi ancor vicina quella superba vision risorge. Quanto adorata, o numi, e quale un giorno mia delizia ed erinni ! E mai non sento mover profumo di fiorita piaggia, né di fiori olezzar vie cittadine, ch’io non ti vegga ancor qual eri il giorno che ne’ vezzosi appartamenti accolta, tutti odorati de' novelli fiori di primavera, del color vestita della bruna viola, a me si offerse l’angelica tua forma, inchino il fianco sovra nitide pelli, e circonfusa d’arcana voluttà; quando tu, dotta allettatrice, fervidi sonanti baci scoccavi nelle curve labbra