Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/137

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XXXIV. LA GINESTRA 131 e d’afflitte fortune ognor compagna. Questi campi cosparsi di ceneri infeconde, e ricoperti dell’ impietrata lava, 20 che sotto i passi al peregrin risona; dove s’annida e si contorce al sole la serpe, e dove al noto cavernoso covil torna il coniglio ; fur liete ville e colti, 25 e biondeggiàr di spiche, e risonaro di muggito d’armenti; # fur giardini e palagi, agli ozi de’ potenti gradito ospizio ; e fur città famose 30 che coi torrenti suoi l’altero monte dall’ ignea bocca fulminando oppresse con gli abitanti insieme. Or tutto intorno una mina involve, dove tu siedi, o fior gentile, e quasi 35 i danni altrui commiserando, al cielo di dolcissimo odor mandi un profumo, che il deserto consola. A queste piagge venga colui che d’esaltar con lode il nostro stato ha in uso, e vegga quanto 40 è il gener nostro in cura all’amante natura. E la possanza qui con giusta misura anco estimar potrà dell’uman seme, cui la dura nutrice, ov’ei men teme, 45 con lieve moto in un momento annulla in parte, e può con moti poco men lievi ancor subitamente annichilare in tutto. Dipinte in queste rive 50 son dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive.