Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/138

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13 2 CANTI Qui mira e qui ti specchia, secol superbo e sciocco, che il calle insino allora 55 dal risorto pensier segnato innanti abbandonasti, e volti addietro i passi, del ritornar ti vanti, e procedere il chiami. Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tutti, 6o di cui lor sorte rea padre ti fece vanno adulando, ancora ch’a ludibrio talora t’abbian fra sé. Non io con tal vergogna scenderò sotterra ; 65 ma il disprezzo piuttosto che si serra di te nel petto mio, mostrato avrò quanto si possa aperto: ben eh’ io sappia che obblio preme chi troppo all’età propria increbbe. 70 Di questo mal, che teco mi fia comune, assai finor mi rido. Libertà vai sognando, e servo a un tempo vuoi di novo il pensiero, sol per cui risorgemmo 75 della barbarie in parte, e per cui solo si cresce in civiltà, che sola in meglio guida i pubblici fati. Cosi ti spiacque il vero dell’aspra sorte e del depresso loco 80 che natura ci diè. Per questo il tergo vigliaccamente rivolgesti al lume che il fe’ palese: e, fuggitivo, appelli vii chi lui segue, e solo magnanimo colui 85 che sé schernendo o gli altri, astuto o folle, fin sopra gli astri il mortai grado estolle.