Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/157

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XLI DELLO STESSO Umana cosa picciol tempo dura, e certissimo detto disse il veglio di Chio, conforme ebber natura le foglie e l’uman seme. Ma questa voce in petto raccolgon pochi. All’inquieta speme, figlia di giovin core, tutti prestiam ricetto. Mentre è vermiglio il fiore di nostra etade acerba, l’alma vota e superba cento dolci pensieri educa invano, né morte aspetta né vecchiezza; e nulla cura di morbi ha l’uom gagliardo e sano. Ma stolto è chi non vede la giovanezza come ha ratte l’ale, e siccome alla culla poco il rogo è lontano. Tu presso a porre il piede in sul varco fatale della plutonia sede, ai presenti diletti la breve età commetti. NOTE [I, v. 79] Il successo delle Termopile fu celebrato veramente da quello che in essa canzone s’introduce a poetare, cioè da Si¬ monide; tenuto dall’antichità fra gli ottimi poeti lirici, vissuto, che più rileva, ai medesimi tempi della scesa di Serse, e greco di patria. Questo suo fatto, lasciando l'epitaffio ripor