Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/159

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da Ci¬ cerone e da altri, si dimostra da quello che scrive Diodoro nel- l’undecimo libro, dove recita anche certe parole di esso poeta in questo proposito, due o tre delle quali sono espresse nel quinto verso dell’ultima strofe. Rispetto dunque alle predette circostanze del tempo e della persona, e da altra parte riguardando alle qua¬ lità della materia per se medesima, io non credo che mai si tro¬ vasse argomento più degno di poema lirico, né più fortunato di questo che fu scelto, o più veramente sortito, da Simonide. Pe¬ rocché se l’impresa delle Termopile fa tanta forza a noi che siamo stranieri verso quelli che l’operarono, e con tutto questo non pos¬ siamo tenere le lacrime a leggerla semplicemente come passasse, e ventitré secoli dopo ch’ella è seguita; abbiamo a far congettura di quello che la sua ricordanza dovesse potere in un Greco, e poeta, e dei principali, avendo veduto il fatto, si può dire, cogli occhi propri, andando per le stesse città vincitrici di 1111 esercito molto maggiore di quanti altri si ricorda la storia d’Europa, ve¬ nendo a parte delle feste, delle maraviglie, del fervore di tutta un’eccellentissima nazione, fatta anche più magnanima della sua natura dalla coscienza della gloria acquistata, e dall’emulazione di tanta virtù dimostrata pur dianzi dai suoi. Per queste consi¬ derazioni, riputando a molta disavventura che le cose scritte da