Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/187

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DEDICHE, NOTIZIE, ANNOTAZIONI I 8l Ivi, 18. Evviva evviva. [v. nS] L’acclamazione « viva » è portata nel Vocabolario della Crusca, ma non « evviva ». E ciò non ostante io credo che tutta l’Italia, quando fa plauso, dica piuttosto «evviva» che «viva»; e quello non è vocabolo forestiero, ma tutto quanto nostrale, e composto, come sono infiniti altri, d’una particella o vogliamo interiezione italiana, e d’una parola italiana, a cui l’accento della detta par¬ ticella o interiezione monosillaba raddoppia la prima consonante. Questo è quanto alla purità della voce. Quanto alla convenienza, potranno essere alcuni che non lodino l’uso di questa parola in un poema lirico. Io non ho animo d’entrare in quello che tocca alla ragion poetica o dello stile o dei sentimenti di queste Can¬ zoni, perché la povera poesia mi par degna che, se non altro, se l’abbia questo rispetto di farla franca dalle chiose. E però taccio che laddove s’ha da esprimere la somma veemenza di qualsivo¬ glia affetto, i vocaboli o modi volgari e correnti, non dico hanno luogo, ma, quando sieno adoperati con giudizio, stanno molto meglio dei nobili e sontuosi, e danno molta più forza all’imita¬ zione. Passo eziandio che in tali occorrenze i principali maestri (fossero poeti o prosatori) costumarono di scendere dignitosamente dalla stessa dignità, volendo accostarsi più che potessero alla na¬ tura, la quale non sa e non vuole stare né sul grave né sull’at¬ tillato quando è stretta dalla passione. E finalmente non voglio dire che se cercherai le Poetiche e Rettoriche antiche o moderne, troverai questa pratica, non solamente concessa né commendata, ma numerata fra gli accorgimenti necessari al buono scrittore. Lascio tutto questo, e metto mano all’arme fatata dell’esempio. Che cosa pensiamo noi che fosse quell’ *io» che troviamo in Orazio due volte nell’Ode seconda del quarto libro (0, e due nella nona de\Y Epodo} (*). Parola, anzi grido popolare, che non signi¬ ficava altro se non se indeterminatamente l’applauso (come il nostro «viva»), o pure la gioia: la quale per essere la più rara e breve delle passioni, è fors’anche la più frenetica; e per questo e per altri molti rispetti, che non si possono dare ad intendere ai (1) v. 49, 5°. (2) V. 21, 23.