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pedagoghi, mette la dignità dell’imitazione in grandissimo pericolo. E i Greci, ai quali altresí fu comune la detta voce, l’adoperavano fino coi cani per lusingarli e incitarli, come puoi vedere in Senofonte nel libro della Caccia[1]. E nondimeno Orazio, poeta coltissimo e nobilissimo, e cosí di stile come di lingua ritiratissimo dal popolo, volendo rappresentare l’ebbrietá della gioia, non si sdegnò di quella voce nelle canzoni di soggetto piú magnifico.
Canzone Seconda
[Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze]
| IV, i. | Voi spirerá l’altissimo subbietto. |
| [v. 52] |
Io credo che s’altri può essere «spirato da» qualche persona o cosa (come i santi uomini dallo Spirito Santo[2]), ci debbano esser cose e persone che «lo» possano «spirare»; e tanto piú che non mancano di quelle che «lo ispirano»; se bene il Vocabolario non le conobbe; ma te ne possono mostrare il Petrarca, il Tasso, il Guarini e mille altri. Dice il Petrarca[3] in proposito di Laura: «Amor l’inspiri In guisa che sospiri». Dice il Tasso[4]: «Buona pezza è, Signor, che in sé raggira Un non so che d’insolito e d’audace La mia mente inquieta: o Dio l’inspira; O l’uom del suo voler suo dio si face». Ed altrove[5]: «Guelfo ti pregherá (Dio sí l’inspira) Ch’assolva il fier garzon di quell’errore». Dice il Guarini[6]: «Ché bene inspira il cielo Quel cor che bene spera». Aggiungi le Vite dei santi Padri. «Il giovane inspirato da Dio»[7], «Antonio inspirato da Dio»[8], «uno scelleratissimo uomo inspirato da Dio»[9], e simili. Anche i versi