Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/207

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dediche, notizie, annotazioni 201

buon Frate, cioè del Poliziano, che sotto la persona d’Orfeo dice a’guardiani dell’inferno1: «Dunque m’aprite le ferrate porte». Non può voler dire che queste porte sieno «guarnite di ferro», come sono anche le piú triste porte di questo mondo, ma dee volere che sieno «di ferro», come si possono immaginare le porte di casa del diavolo, che non ha carestia di metalli, essendo posta sotterra, né anche di fuoco da fonderli, essendo come una fornace. Altrimenti quell’aggettivo nel detto luogo avrebbe del fiacco pure2 assai. Cosí quando Properzio3 chiamò «ferrata» la casa di Danae, «ferratam Danaes domum», si può stimare che non avesse riguardo a’ saliscendi o a’ paletti delle porte né agl’ingraticolati che potessero4 essere alle finestre, ma volesse intendere ch’ella fosse «di ferro», come Orazio5 la fece di "bronzo, o d’altro metallo ch’ei volesse denotare con quell’«ahenea». E nello stesso Poliziano, poco avanti al predetto luogo6, il «ferrato inferno» è «spietato» o «inesorabile», e se non fosse la traslazione, «ferreo». Di piú troverai nel Chiabrera7 un «ferrato usbergo», il quale io mi figuro che sia «di ferro»; e nel Redi8 «le ferrate porte» del palazzo d’Amore: se non che dicendo il poeta che su queste porte ci stavano le guardie, mostra che dobbiamo intendere delle soglie; e però quell’aggiunto mi riesce molto male appropriato, che che si voglia significare in quanto a sé. Dato finalmente che gli arpioni, vale a dire i gangheri, delle porte e delle finestre, come anche le bandelle, cioè quelle spranghe che si conficcano nelle imposte, e per l’anello che hanno all’una delle estremità, s’impernano negli arpioni, sieno fatte, e non foderate o fasciate, di ferro effettivo; resta che «ferrato» nel passo che segue, sia detto formalmente in luogo di «ferreo», e non di «ferreo» traslato, ma del proprio e naturale quanto sarebbe se dicessimo, verbigrazia, «ferreo secolo». Il passo è riferito nel Vocabolario della Crusca alla voce «bandella», e parte ancora alla voce «arpione», e spetta all’antico Volgarizzamento manoscritto

  1. Orfeo, At. IV, ed. dell’Affò, v. 16, p. 45.
  2. [Nell’ediz. Nobili: «pur».]
  3. L. ii, El. xx, al. 16, v. 12.
  4. [Nell’ediz. Nobili: «potevano».]
  5. L. iii, Od. 16, v. 1.
  6. At. iii, v. 39, p. 42.
  7. Canz. «Era tolto di fasce Ercole appena», st. 7.
  8. Son. «Aperto aveva il parlamento Amore».