Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/214

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208 appendice

volte si trova, D’amar qual cosa nova Piú folta schiera di sospiri accoglia. Ed io son un di quei che’l pianger giova». Il Poliziano usa il verbo «giovare» in questa significazione assolutamente, cioè senza caso. «Quanto1 giova a mirar pender da un’erta Le capre e pascer questo e quel virgulto!» E il Rucellai, fra gli altri, adopera nella stessa forma la voce «gradire». «Quanto2 gradisce il vederle ir volando Pe i lieti paschi e per le tenere erbe!» Dice delle api.

IV, 8. Me non asperse
[v. 62] del soave licor l’avara ampolla
di Giove.

Vuole intendere di quel vaso pieno di felicità che Omero3 pone in casa di Giove; se non che Omero dice una botte, e Saffo un’ampolla, ch’è molto meno, come tu vedi: e il perché le piaccia di chiamarlo cosí, domandalo a quelli che sono pratichi di questa vita.

IV, 10. Indi che.
[v. 64]

Cioè «d’allora che», «da poi che». Della voce «indi» costrutta colla particella «che», se ne trovano tanti esempi nella Coltivazione dell’Alamanni, ch’io non saprei quale mi scegliere che facesse meglio al proposito4. E però lascio che se li trovi chi n’avrà voglia, massimamente bastando la ragione grammaticale a difendere questa locuzione, senza che ci bisogni l’autorità né degli antichi né della Crusca. «I’ fuggo indi ove sia Chi mi conforte ad altro ch’a trar guai», dice il Bembo5. Cioè «di là dove». Ma siccome la voce «indi» talvolta è di luogo, e significa «di là», talvolta di tempo, e significa «d’allora», perciò séguita che questo passo della nostra Canzone, dove «indi» è voce di tempo, significhi «d’allora che» né piú né meno che il passo del Bembo significa «di là dove», e nel modo che dice Giusto de’ Conti6:

  1. Stanze, l. i, st. 18.
  2. Api, v. 199.
  3. Il., l. xxiv, v. 527.
  4. [Nell’ediz. Nobili: «a proposito».]
  5. Son. xli.
  6. B. M., canz. 11, st. 4.