Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/25

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I. AD ANGELO MAI 19

O Torquato, o Torquato, a noi l’eccelsa
tua mente allora, il pianto
a te, non altro, preparava il cielo.
Oh misero Torquato! il dolce canto
125 non valse a consolarti o a sciorre il gelo
onde l’alma t’avean, ch’era si calda,
cinta l’odio e l’immondo
livor privato e de’ tiranni. Amore,
amor, di nostra vita ultimo inganno,
130 t’abbandonava. Ombra reale e salda
ti parve il nulla, e il mondo
inabitata piaggia. Al tardo onore •
non sorser gli occhi tuoi; mercé, non danno,
l’ora estrema ti fu. Morte domanda
135 chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda.
Torna torna fra noi, sorgi dal muto
e sconsolato avello,
se d’angoscia sei vago, o miserando
esemplo di sciagura. Assai da quello
140 che ti parve si mesto e si nefando,
è peggiorato il viver nostro. O caro,
chi ti compiangerla,
se, fuor che di se stesso, altri non cura?
chi stolto non direbbe il tuo mortale
145 affanno anche oggidì, se il grande e il raro
ha nome di follia;
né livor più, ma ben di lui più dura
la noncuranza avviene ai sommi ? o quale,
se più de’ carmi, il computar s’ascolta,
150 ti appresterebbe il lauro un’altra volta?
Da te fino a quest’ora uom non è sorto,
o sventurato ingegno,
pari all’ italo nome, altro ch’un solo,
solo di sua codarda etate indegno

20 CANTI <poe