Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/272

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266 NOTA prima del vocativo: quella di porre i vocativi fra due virgole era una consuetudine ortografica del Leopardi al tempo dell’edizione Starita; non sembra però che fosse già un criterio rigidamente applicato, come capitò invece per le preposizioni articolate. Nella nota (i), poco dopo il principio, va letto di esso poeta, e non d’esso poeta. Finalmente nella nota (6), verso la fine, commentatori è da correggere, come fece il Leopardi, in comentatori. IV Delle tre parti di cui si compone l’Appendice del presente vo¬ lume, la prima è quella che vuole più ampia giustificazione cri¬ tica. / nuovi credenti furono pubblicati per la prima volta negli Scritti vari inediti (Firenze, Succ. Le Monnier, 1906): in quel volume ebbero quasi un posto a sé, e dopo furono considerati più in relazione con i Canti che con le «carte napoletane». Si è discusso se il Leopardi abbia mai avuto intenzione di stampare la sua satira, e si è cercato di cogliere in contraddizione il Ra¬ nieri, perché in un primo tempo aveva creduto di dover aggiun¬ gere anche questa alle altre due poesie inedite che offriva agli stampatori per l’edizione postuma del Leopardi, e poi non solo cam¬ biò idea, ma dichiarò perfino che cosi interpretava il desiderio dell’autore. Senonché, una volta tanto, il Ranieri qui non disse una cosa per un’altra. La lettera già citata al Vieusseux, del 24 giugno 1842, si riferisce a un progetto troppo vago perché sull’accenno a «i canti con tre lunghissimi inediti » d) si possa esprimere un giudizio valido; ma il Ranieri parlò in concreto, e per due volte, di « tre canti, dei quali uno lunghissimo e meravi¬ glioso » (2), solo nella sua prima lettera al Le Monnier, dell’ii ot¬ tobre 1843, in cu* gl* offriva di pubblicare non i Canti solamente, bensi una raccolta di tutte le poesie del Leopardi. Era certo un modo di allettare l’editore con l’abbondanza dei materiali a sua disposizione, e il Ranieri doveva essere ancora dell’idea di quando aveva respinto proposte di Luigi de Sinner analoghe a questa: perché d’integrare i Canti col volumetto bolognese dei (1) Serban, p. 44. (a) Serban, pp. 47 e 50.