Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/37

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BRUTO MINORE

Ecco tra nudi sassi o in verde ramo
e la fera e l’augello,
del consueto obblio gravido il petto,
l’alta ruina ignora e le mutate
sorti del mondo : e come prima il tetto
rosseggerà del villanello industre,
al mattutino canto
quel desterà le valli, e per le balze
quella l’inferma plebe
agiterà delle minori belve.
Oh casi! oh gener vano! abbietta parte
siam delle cose; e non le tinte glabe,
non gli ululati spechi
turbò nostra sciagura,
né scolorò le stelle umana cura.
Non io d’Olimpo o di Cocito i sordi
regi, o la terra indegna,
e non la notte moribondo appello;
non te, dell’atra morte ultimo raggio,
conscia futura età. Sdegnoso avello
placar singulti, ornàr parole e doni
di vii caterva? In peggio
precipitano i tempi; e mal s’affida
a putridi nepoti
l’onor d’egregie menti e la suprema
de’ miseri vendetta. A me dintorno
le penne il bruno augello avido roti ;
prema la fera, e il nembo
tratti l’ignota spoglia;
e l’aura il nome e la memoria accoglia.