Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/36

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30 CANTI

e il viver macro ad altre leggi addisse;
quando gl’infausti giorni
virile alma ricusa,
60 riede natura, e il non suo dardo accusa?
Di colpa ignare e de’ lor proprii danni
le fortunate belve
serena adduce al non previsto passo
la tarda età. Ma se spezzar la fronte
65 ne’ rudi tronchi, o da montano sasso
dare al vento precipiti le membra,
lor suadesse affanno;
al misero desio nulla contesa
legge arcana farebbe
70 o tenebroso ingegno. A voi, fra quante
stirpi il cielo avvivò, soli fra tutte,
figli di Prometeo, la vita increbbe;
a voi le morte ripe,
se il fato ignavo pende,
75 soli, o miseri, a voi Giove contende.
E tu dal mar cui nostro sangue irriga,
candida luna, sorgi,
e l’inquieta notte e la funesta
all’ausonio valor campagna esplori.
80 Cognati petti il vincitor calpesta,
fremono i poggi, dalle somme vette
Roma antica ruina;
tu sf placida sei? Tu la nascente
lavinia prole, e gli anni
85 lieti vedesti, e i memorandi allori;
e tu su l’alpe l’immutato raggio
tacita verserai quando ne’ danni
del servo italo nome,
sotto barbaro piede
90 rintronerà quella solinga sede.

VI.