Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/86

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CANTI Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortai non dice quel ch’io sentiva in seno. Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia ! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato! Quando sovvienimi di cotanta speme, un affetto mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi? Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, da chiuso morbo combattuta e vinta, perivi, o tenerella. E non vedevi il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core la dolce lode or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi ; né teco le compagne ai di festivi ragionavan d’amore. Anche peria fra poco la speranza mia dolce: agli anni miei anche negaro i fati la giovanezza. Ahi come, come passata sei, cara compagna dell’età mia nova, mia lacrimata speme!