Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/96

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9o CANTI perché da noi si dura? Intatta luna, tale è lo stato mortale. Ma tu mortai non sei, 60 e forse del mio dir poco ti cale. Pur tu, solinga, eterna peregrina, che si pensosa sei, tu forse intendi, questo viver terreno, il patir nostro, il sospirar, che sia ; 65 che sia questo morir, questo supremo scolorar del sembiante, e perir dalla terra, e venir meno ad ogni usata, amante compagnia. E tu certo comprendi 70 il perché delle cose, e vedi il frutto del mattin, della sera, del tacito, infinito andar del tempo. Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore rida la primavera, 75 a chi giovi l’ardore, e che procacci il verno co’ suoi ghiacci. Mille cose sai tu, mille discopri, che son celate al semplice pastore. Spesso quand’ io ti miro 80 star cosi muta in sul deserto piano, che, in suo giro lontano, al ciel confina; ovver con la mia greggia seguirmi viaggiando a mano a mano; e quando miro in cielo arder le stelle; 85 dico fra me pensando : a che tante facelle? che fa l’aria infinita, e quel profondo infinito seren? che vuol dir questa solitudine immensa? ed io che sono? 90 Cosi meco ragiono: e della stanza