Pagina:Leopardi, Giacomo – Operette morali, 1928 – BEIC 1857808.djvu/72

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66 operette morali


solo le bianche: quantunque io sappia bene che non farebbero gran cumulo, e sarebbero di un bianco torbido.

Fisico. Molti, per lo contrario, quando anche tutti i sassolini fossero neri, e piú neri del paragone; vorrebbero potervene aggiungere, benché dello stesso colore: perché tengono per fermo che niun sassolino sia cosí nero come l’ultimo. E questi tali, del cui numero sono anch’io, potranno aggiungere in effetto molti sassolini alla loro vita, usando l’arte che si mostra in questo mio libro.

Metafisico. Ciascuno pensi ed operi a suo talento: e anche la morte non mancherá di fare a suo modo. Ma se tu vuoi, prolungando la vita, giovare agli uomini veramente; trova un’arte per la quale sieno moltiplicate di numero e di gagliardia le sensazioni e le azioni loro. Nel qual modo, accrescerai propriamente la vita umana, ed empiendo quegli smisurati intervalli di tempo nei quali il nostro essere è piuttosto durare che vivere, ti potrai dar vanto di prolungarla. E ciò senza andare in cerca dell’impossibile, o usar violenza alla natura, anzi secondandola. Non pare a te che gli antichi vivessero piú di noi, dato ancora che, per li pericoli gravi e continui che solevano correre, morissero comunemente piú presto? E farai grandissimo beneficio agli uomini; la cui vita fu sempre, non dirò felice, ma tanto meno infelice, quanto piú fortemente agitata, e in maggior parte occupata, senza dolore né disagio. Ma piena d’ozio e di tedio, che è quanto dire vacua, dá luogo a creder vera quella sentenza di Pirrone, che dalla vita alla morte non è divario. Il che se io credessi, ti giuro che la morte mi spaventerebbe non poco. Ma in fine, la vita debb’esser viva, cioè vera vita; o la morte la supera incomparabilmente di pregio.