Pagina:Leopardi, Giacomo – Operette morali, 1928 – BEIC 1857808.djvu/75

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dialogo di t. tasso e del suo genio familiare 69


Genio. Che cosa è il vero?

Tasso. Pilato non lo seppe meno di quello che lo so io.

Genio. Bene, io risponderò per te. Sappi che dal vero al sognato, non corre altra differenza, se non che questo può qualche volta essere molto piú bello e piú dolce che quello non può mai.

Tasso. Dunque tanto vale un diletto sognato quanto un diletto vero?

Genio. Io credo. Anzi ho notizia di uno che, quando la donna che egli ama se gli rappresenta dinanzi in alcun sogno gentile, esso per tutto il giorno seguente, fugge di ritrovarsi con quella e di rivederla; sapendo che ella non potrebbe reggere al paragone dell’immagine che il sonno gliene ha lasciata impressa, e che il vero, cancellandogli dalla mente il falso, priverebbe lui del diletto straordinario che ne ritrae. Però non sono da condannare gli antichi, molto piú solleciti, accorti e industriosi di voi, circa a ogni sorta di godimento possibile alla natura umana, se ebbero per costume di procurare in vari modi la dolcezza e la gioconditá dei sogni; né Pitagora è da riprendere per avere interdetto il mangiare delle fave, creduto contrario alla tranquillitá dei medesimi sogni, ed atto a intorbidarli28; e sono da scusare i superstiziosí che, avanti di coricarsi, solevano orare e far libazioni a Mercurio conduttore dei sogni, acciò ne menasse loro di quei lieti; l’immagine del quale tenevano a quest’effetto intagliata in su’ piedi delle lettiere28. Cosí, non trovando mai la felicitá nel tempo della vigilia, si studiavano di essere felici dormendo: e credo che in parte, e in qualche modo, l’ottenessero; e che da Mercurio fossero esauditi meglio che dagli altri dèi.

Tasso. Per tanto, poiché gli uomini nascono e vivono al solo piacere, o del corpo o dell’animo: se da altra parte il piacere è solamente o massimamente nei sogni, converrá ci determiniamo a vivere per sognare: alla qual cosa, in veritá, io non mi posso ridurre.

Genio. Giá vi sei ridotto e determinato, poiché tu vivi e che tu consenti di vivere. Che cosa è il piacere?