Pagina:Leopardi, Giacomo – Pensieri, Moralisti greci, 1932 – BEIC 1858513.djvu/109

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

manuale di epitteto - xxxiii-xxxiv 103

Zenone; e tu non sei per mancare del modo di portarti convenientemente in ogni caso.

Andando a trovare alcuno dei potenti, mettiti nell’animo che tu non sei per trovarlo a casa, ch’egli si sará serrato dentro, che non ti sará voluto aprir l’uscio, che colui non ti dará mente. E se con tutto questo, per non mancare dell’ufficio tuo, ti conviene andare, pòrtati in pace ogni cosa che t’intervenga, e non dire mai fra te stesso:‘ egli non portava il pregio’; che è un parlare da uomo ordinario e dato tutto quanto alle cose esterne.

Guarda bene nei cerchi e nelle compagnie, che tu non istessi a far troppe parole intorno ad azioni fatte o a pericoli sostenuti da te medesimo. Perciocché non siccome egli piace a ciascuno di raccontare i propri pericoli, cosí riesce dilettevole alle persone l’udire le avventure di chi favella.

Non istare anco a studiarti di muovere il riso; perché ciò facendo, si porta pericolo di trascorrere ai modi e all’usanza dei piú; oltre che di leggeri avverrebbe che i circostanti rimetterebbono piú o manco della loro riverenza verso di te.

Egli è medesimamente pericoloso lo entrare in ragionamenti di cose oscene: e per tanto ove ciò intervenga, se egli ci avrá luogo, tu sgriderai quel tale che sará entrato in cosí fatta materia; se no, col porti a stare in silenzio e collo arrossire e fare il viso brusco, tu darai ad intendere che quel cotal favellare ti spiaccia.

[XXXIV]

Se tu avrai concetta la immaginazione di alcuna voluttá, guarda che cotale impressione non ti trasporti, ma fa’, per modo di dire, che la cosa aspetti, e impetra da te medesimo un poco d’indugio. Poi mettiti davanti agli occhi l’uno e l’altro tempo; quando tu ti godrai questa voluttá, e quando, goduta che tu l’abbi, tu te ne pentirai e rampognerai teco medesimo; e a rincontro metti il piacere che sei per provare