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92 moralisti greci

roba, guarda che l’apparenza non ti trasporti in guisa che tu pensi questo tale, a cagione delle cose estrinseche, patisca alcun male vero. Ma tu distinguerai teco stesso subitamente e dirai: ‘questi è tribolato e afflitto, non dall’accaduto, poiché questo medesimo non dá niuna tribolazione a un altro, ma dal concetto ch’egli ha dell’accaduto’. Ciò non ostante tu non farai difficoltá di secondare il suo dolore in parole, ed anco, se occorre, di sospirare insieme seco; ma guarda che tu non sospirassi però di cuore.

[XVII]

Sovvengati che tu non sei qui altro che attore di un dramma, il quale sará o breve o lungo, secondo la volontá del poeta. E se a costui piace che tu rappresenti la persona di un mendico, studia di rappresentarla acconciamente. Il simile se ti è assegnata la persona di uno zoppo, di un magistrato, di un uomo comune. Atteso che a te si aspetta solamente di rappresentar bene quella qual si sia persona che ti è destinata: lo eleggerla si appartiene a un altro.

[XVIII]

Quando un corvo gracchiando porge cattivo augurio, non ti lasciar muovere da sí fatta apparenza, ma subito distingui teco medesimo e di’: ‘questo animale non prenuncia niuna disavventura a me proprio, ma forse a questo mio corpicino, o forse alla mia robicciuola, alla riputazioncella, ai figliuoli, alla moglie. Quanto si è a me, questo, se io voglio, è augurio buono, anzi ottimo. Imperocché io ricaverò utile dal successo, qual ch’egli sia per essere, solo che io voglia’.

[XIX]

Tu puoi essere invitto, e ciò è se tu non ti metterai a nessun aringo dal quale tu non abbia in tua facoltá di riuscire colla vittoria.