Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/107

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canto xiv. 101


Questa misera spoglia? Oh quante volte
45In ripensar che più non vivi, e mai
Non avverrà ch’io ti ritrovi al mondo,
Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa
Che morte s’addimanda? Oggi per prova
Intenderlo potessi, e ’l capo inerme
50A gli atroci del fato odii sottrarre.
Giovane son, ma si consuma e perde
La giovanezza mia come vecchiezza;
La qual pavento, e pur m’è lunge assai.
Ma poco da vecchiezza si discorda
55Il fior de l’età mia. Nascemmo al pianto,
Disse, ambedue; felicità non rise
Al viver nostro; e dilettossi il cielo
De’ nostri affanni. Or se di pianto il ciglio,
Soggiunsi, e di pallor velato il viso
60Per la tua dipartita, e se d’angoscia
Porto gravido il cor; dimmi: d’amore
Già non favello; ma pietade alcuna
Del tuo misero amante in sen ti nacque
Mentre vivesti? Io disperando allora
65E sperando traea le notti e i giorni;
Oggi nel vano dubitar si stanca
La mente mia. Che se una volta pure
Mercè ti strinse di mia negra vita,