Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/112

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106 canto xv.

Le sciaure e gli affanni, a la reina
Felicità servi o natura. In cielo,
In terra amico a gl’infelici alcuno
E rifugio non resta altro che il ferro.
5Tal or m’assido in solitaria parte,
Sopra un rialto, al margine d’un lago
Di taciturne piante incoronato.
Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,
La sua tranquilla imago il Sol dipinge,
10Ed erba o foglia non si crolla al vento,
E non onda incresparsi, e non cicala
Strider, nè batter penna augello in ramo,
Nè farfalla ronzar, nè voce o moto
Da presso nè da lunge odi nè vedi.
15Tien quelle rive altissima quiete;
Ond’io quasi me stesso e ’l mondo obblio
Sedendo immoto; e già mi par che sciolte
Giaccian le membra mie, nè spirto o senso
Più le commova, e lor quiete antica
20Co’ silenzi del loco si confonda.
Amore amore, assai lungi volasti
Dal petto mio, che fu sì caldo un giorno,
Anzi rovente. Con sua fredda mano
Lo strinse la sciaura, e in ghiaccio è volto
25Nel fior de gli anni. Mi sovviene il tempo